Rientrato dal Venezuela, che ormai era il suo paese di adozione, Pino (Josè per los amigos) non riusciva a sintonizzarsi più con la mentalità italiana, gli mancavano i colori, i sapori del Venezuela, i sorrisi delle ragazze dalla pelle ambrata e la mentalità criolla del saper vivere pensando sempre all'oggi. Purtroppo la situazione politica e il golpe di Hugo Chavez stavano rendendo il paese invivibile per un italiano: scorribande cittadine, sicurezza dell'individuo annientata con il pericolo di essere coinvolto in qualche protesta popolare, sono i motivi per cui si convince a partire, armi e bagagli, tristemente, improvvisamente, Pino rientra in Italia lasciando a tempo indeterminato il paese di Simòn Bolivar.

Corre l'anno 1991 e Pino proprio non riesce a reinserirsi nella vita europea. Comincia a lavorare per un'azienda di robot laser ma la sua mente spesso torna al caldo tropicale delle spiagge del caribe venezuelano, il ricordo delle passeggiate e le parole dei suoi amici d'oltreoceano gli stringono il cuore, il profumo delle arepas per le strade di Caracas, i mangos maturi sugli alberi in città, le note della salsa di Oscar De Leon e i tramonti spettacolari dietro il Monte Avila fanno parte di lui ormai.

Il suo amico Carlos, intanto, nato a Caracas e residente a Porlamar, continua con il suo lavoro di canta serenate, a lui non importa proprio che il paese viva un momento di disordini, a lui basta cantare e sopravvivere, fa il cancionero de la calle , una sorta di trovatore e nei momenti in cui ha bisogno di guadagnare qualcosa di più, lavora nelle cucine dei ristoranti tipici del porto di Porlamar, perché oltre alla musica ha anche la passione per la cucina. La domenica si esibisce vicino alla fontana della Plaza Bolivar e viene denominato de la fuente .

Pino gli telefona spesso, è l'ultimo contatto con il Venezuela, ha nostalgia di quel paese che è povero ma ricco, dove l'amicizia e il sorriso segnano lo scandire delle giornate, giornate pregne di semplicità e di calore umano, di amore universale che si rinnova giorno per giorno, attimo per attimo. Con il pensiero ritoena alle avventure a Canaima, ai paradisi come Los Roques e Morrocoy, ai ranchitos sulle colline e capisce che non ce la farà ancora per molto a resistere. Dall'esigenza di non dimenticare questo meraviglioso paese e la necessità di fermarsi in Italia, Pino comincia ad accarezzare un sogno e nasce l'idea fulminante : -Perché non creare un posto in Italia dove si respiri l'aria del Caribe? Uno spaccato di cucina, musica e tradizioni sud americane?- Ha bisogno però di qualcuno che sia parte integrante di quest'atmosfera, qualcuno che trasmetta il vero folklore, i veri sapori e i giusti colori per armonizzare tutto in un abiente tipico venezuelano e professionalmente all'avanguardia. Chi meglio di Carlos può essere il suo compagno per questa nuova avventura? Così nasce l'idea di fondare il Sabor Tropical, il primo ristorante spettacolo caraibico d'Italia, che apre i battenti a giugno del 1991.

Pino chiede a Carlos Cosmo de La Fuente di venire in Italia, gli paga il biglietto e lo coinvolge in quest'avventura che ora, a distanza di quattordici anni, è diventata un punto di riferimento per i latini in Italia e per tutti gli amanti della cultura caraibica. Carlos giunge a Torino e dopo i primi giorni di shock a causa delle ovvie differenze tra il Venezuela e l'Italia, con il supporto delll'amicizia di Pino e l'idea di creare un angolo del Caribe, si presta volentieri a visualizzare una nuova concezione di lavoro. Al Sabor Tropical si respira l'autentica atmosfera venezuelana, per la cucina, la musica e il sorriso dei suoi fondatori, Pino e Carlos.

 

Un equilibrio perfetto, il colore e la passione sanguigna del venezuelano doc e la professionalità e la tecnica del lavoro di un europeo latinista. Tutto autentico, originale e presto la gente se ne accorge, non è una trovata commerciale ma una vera passione che progredisce giorno per giorno nell'amore per quelle terre. Il Tg2, Il Tg5 e le guide dei ristoranti etnici, nonché gli esperti dell'arte culinaria, notano il Sabor e si accorgono che c'è qualcosa di vero e non d'improvvisato, che sono le solide basi di un locale nato su fondamenta di cemento armato e non su palafitte. Musica, Cibo e Folklore un conturbante connubio che ha conquistato tutti.



 
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